Bio

giorgio salvatori

Giorgio Salvatori

Il primo ricordo che ho di Giorgio è la eco di una risata fragorosa, scoppiata all’improvviso tra le antiche mura della Biblioteca Gambalunga di Rimini. Ricordo che andai a vedere di dove provenisse tutto quel baccano. Fu lì che incontrai per la prima volta i suoi occhi luminosi.

Mi hanno sempre colpito i suoi occhi, perché promanano una forza lucente di bontà. Anche nei giorni più complicati, gli occhi di Giorgio riescono a sorridere, anche quando sono più cupi.

La sua biografia è scissa in due tempi: il primo quello in cui ha svolto per circa quindici anni un lavoro “serio” in un’agenzia di comunicazione; il secondo quello in cui ha fatto la pazzia di voler seguire il suo istinto e vocazione per la fotografia.

Le immagini che ritroviamo in questo percorso iconografico, proprio per una ricerca estrema di istintualità, possono apparire ruvide: in esse l’uso della tecnologia è ridotto al minimo, quasi fosse stato usato uno strumento analogico. Con questo, una volta che la pellicola sia stata impressa da luce e buio, è permesso solo qualche intervento minimale in fase di stampa. L’eventuale imperfezione dell’immagine, lungi dall’essere un errore da modificare o togliere, diviene essa stessa veicolo di un’emozione ulteriormente espansa e riacquista la potenza di un linguaggio carico di empatia e veridicità.

L’istinto di Giorgio è quello di un cacciatore di emozioni: uomo capace di camminare per ore nel silenzio del contatto con la natura, magari in compagnia dei suoi adorati cani. Quel contatto, primordiale, epidermico, è per lui quello Rivelatore, quasi fosse una preghiera. Senza mai dimenticare, alla fine, anche dopo lo sguardo più intimo e raccolto, di aprirsi in un sorriso.

Tra le sue pubblicazioni recenti Libera Terra – la strada per l’eccellenza. Monografia fotografica delle terre liberate dalle Mafie, per Rubbettino Editore.
Sue fotografie sono state esposte al «Maxxi di Roma – Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo» nella mostra Food. Dal cucchiaio al mondo.

Nel 2007 ha fondato Officina Photografica studio di comunicazione che si occupa di fotografia e comunicazione e che ha curato la realizzazione della mostra.

Mila Fumini